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Molte venderanno a fondi o competitor internazionali

26/03/2020 | Italia

Cosa ne pensa Giuseppe Arleo, commercialista e fondatore dello Studio Arleo, realt specializzata nella consulenza alle pmi nella partecipazione a bandi europei, nazionali e regionali.

Il timore che vedo tra gli imprenditori, clienti diretti o indiretti con cui abbiamo contatti tramite i nostri professional partner, di non riuscire a gestire le criticit legate alla mancanza di liquidit e di dover svendere lazienda per salvare il patrimonio familiare. Lo dice in unintervista allAdnkronos/Labitalia Giuseppe Arleo, commercialista e fondatore dello Studio Arleo, realt specializzata nella consulenza alle pmi nella partecipazione a bandi europei, nazionali e regionali, attiva come service anche per alcuni tra i principali studi di commercialisti italiani.

Nel passato recente - spiega Arleo - tanti imprenditori hanno impegnato beni di famiglia, oltre che risorse finanziarie personali, per salvaguardare le proprie imprese. La devastante crisi economica originata dal coronavirus li spinge a vendere le pmi per non dover rinunciare alle loro case. La situazione drammatica. Gli studi pi recenti indicano a rischio fallimento per mancanza di liquidit le aziende con rating intermedio, tra B e BBB. Si tratta del 65% delle pmi italiane.

Tanti imprenditori - fa notare - che hanno ricevuto negli anni proposte di fondi o competitor stranieri interessati a conquistare quote di mercato, oggi rischiano di cedere. Si tratta di pmi che operano spesso in settori ritenuti strategici dai grandi investitori internazionali. Le motivazioni che spingono alle scalate sono svariate: acquisizione di quote di mercato, brevetti e know how, speculazione finanziaria.

Il sistema Italia - osserva Giuseppe Arleo - rischia un ulteriore declino in termini di impatto occupazionale, svuotamento tecnologico, ecc. Il coronavirus leffetto choc che fa traboccare un vaso reso gi quasi colmo da problemi finanziari, fisco opprimente, burocrazia e tempi intollerabili della giustizia civile. In passato si cercato con la golden share di tutelare settori delleconomia ritenuti strategici ponendo le grandi acquisizioni al vaglio, ed allapprovazione, dellesecutivo.
Ma vi sono - precisa - comparti fondamentali, basati su tantissime piccole aziende, che continuano a non avere adeguata tutela anche in presenza di concorrenza sleale, dallalimentare alle filiere del made in Italy, in generale.
Le misure corpose - sostiene - per il rilancio economico del Paese non possono prescindere da questo obiettivo, se non si vuole depauperare il nostro tessuto produttivo, ormai preda di cacciatori sempre pi aggressivi.




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