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Papa Giovanni: la risposta della direzione alle accuse dei medici

26/03/2020 | Bergamo

La dichiarazione della Direzione strategica dell'ASST Papa Giovanni che fa propria la lettera aperta (allegata) dei componenti dell'Unit di crisi, in risposta a quanto pubblicato dal New England Journal of Medicine Catalyst a firma di alcuni medici dell'ospedale di Bergamo.

I componenti dell'unit di crisi dell'ospedale di Bergamo - costituita gi il 21 Febbraio scorso per fronteggiare quella che si sarebbe poi rivelata una terribile pandemia e che raccoglie molti dei Direttori di dipartimento dellASST Papa Giovanni XXIII e dei direttori delle Unit maggiormente coinvolte, accademici e ricercatori di chiara fama -, hanno firmato una lettera in risposta a quanto pubblicato da alcuni medici del nostro ospedale al New England Journal of Medicine Catalyst.
Costernati e profondamente addolorati, ci associamo alla loro presa di posizione. Abbiamo letto di un ospedale tenuto sotto scacco dal virus, ma vogliamo sottolineare che qualsiasi sistema o struttura sanitaria sarebbero messi a dura prova dalla straordinaria concentrazione di casi in cos poco tempo.
Molte affermazioni non corrispondono ai fatti. Non corretto affermare che l'assistenza alle madri e ai bambini sia stata interrotta: nel nostro ospedale dal 1 Marzo ad oggi sono nati 270 bambini, abbiamo eseguito pi di un trapianto nonostante l'emergenza. Abbiamo, salvo un breve periodo, proseguito nellattivit di vaccinazioni, abbiamo assicurato ai malati ricoverati in ospedale le cure palliative necessarie quando tutti i nostri sforzi contro una malattia molto aggressiva si sono rivelati vani. Abbiamo curato, nonostante limmaginabile carico di lavoro che si protratto per un tempo che non avremmo pensato fosse umanamente possibile sostenere, il rapporto con i parenti dei malati. I medici e gli infermieri non sono stati lasciati soli: tutta l'ASST stanno combattendo con lo stesso impegno questa terribile battaglia,
I componenti dell'unit di crisi dell'ospedale di Bergamo - costituita gi il 21 Febbraio scorso per fronteggiare quella che si sarebbe poi rivelata una terribile pandemia e che raccoglie molti dei Direttori di dipartimento dellASST Papa Giovanni XXIII e dei direttori delle Unit maggiormente coinvolte, accademici e ricercatori di chiara fama -, hanno firmato una lettera in risposta a quanto pubblicato da alcuni medici del nostro ospedale al New England Journal of Medicine Catalyst.
Costernati e profondamente addolorati, ci associamo alla loro presa di posizione. Abbiamo letto di un ospedale tenuto sotto scacco dal virus, ma vogliamo sottolineare che qualsiasi sistema o struttura sanitaria sarebbero messi a dura prova dalla straordinaria concentrazione di casi in cos poco tempo.
Molte affermazioni non corrispondono ai fatti. Non corretto affermare che l'assistenza alle madri e ai bambini sia stata interrotta: nel nostro ospedale dal 1 Marzo ad oggi sono nati 270 bambini, abbiamo eseguito pi di un trapianto nonostante l'emergenza. Abbiamo, salvo un breve periodo, proseguito nellattivit di vaccinazioni, abbiamo assicurato ai malati ricoverati in ospedale le cure palliative necessarie quando tutti i nostri sforzi contro una malattia molto aggressiva si sono rivelati vani. Abbiamo curato, nonostante limmaginabile carico di lavoro che si protratto per un tempo che non avremmo pensato fosse umanamente possibile sostenere, il rapporto con i parenti dei malati. I medici e gli infermieri non sono stati lasciati soli: tutti i lavoratori dell'ospedale stanno combattendo con lo stesso impegno questa terribile battaglia, la direzione, i tecnici, gli informatici, gli amministrativi e persino i lavoratori delle ditte esterne che collaborano con noi.
Abbiamo letto affermazioni contraddittorie che indicano prima il territorio come la soluzione ideale e poi invocano la creazione di padiglioni e interi ospedali Covid-dedicati, come peraltro fatto nel nostro ospedale. Ci sembrano infondate le aspettative di poter gestire nelle loro case anziani soli che necessitano di supporto respiratorio. Non possibile in questo momento aggrapparsi a quello che desidereremmo, ma solo rispondere a quanto sta accadendo con risposte concrete e percorribili.
Abbiamo dedicato interi reparti ed equipe medico infermieristiche ai pazienti covid in aree ben separate dai pazienti affetti da altre patologie e il fatto che questa lettera fotografi una situazione che risale ormai a tre settimane fa - tanto che il numero di posti letto di terapia intensiva dedicati di ben 40 unit inferiore al numero di posti attivi ad oggi, cio 88 - non giustifica l'enorme distanza tra la situazione descritta e la realt che tutto lospedale sta vivendo e affrontando con grande sacrificio e impegno ormai da pi di un mese.
L'unica affermazione che ci sentiamo di condividere senza se e senza ma che se questa catastrofe potuta accadere in Lombardia, potrebbe accadere ovunque. Per questo attraverso i media e la comunit scientifica internazionale abbiamo in queste settimane lanciato l'allarme in tutti i paesi del mondo, che oggi purtroppo vediamo affrontare le nostre stesse difficolt, se non peggiori.


Maria Beatrice Stasi Direttore generale
Fabio Pezzoli Direttore sanitario
Fabrizio Limonta Direttore sociosanitario
Monica Anna Fumagalli Direttore amministrativo

ASST Papa Giovanni XXIII
Abbiamo letto affermazioni contraddittorie che indicano prima il territorio come la soluzione ideale e poi invocano la creazione di padiglioni e interi ospedali Covid-dedicati, come peraltro fatto nel nostro ospedale. Ci sembrano infondate le aspettative di poter gestire nelle loro case anziani soli che necessitano di supporto respiratorio. Non possibile in questo momento aggrapparsi a quello che desidereremmo, ma solo rispondere a quanto sta accadendo con risposte concrete e percorribili.
Abbiamo dedicato interi reparti ed equipe medico infermieristiche ai pazienti covid in aree ben separate dai pazienti affetti da altre patologie e il fatto che questa lettera fotografi una situazione che risale ormai a tre settimane fa - tanto che il numero di posti letto di terapia intensiva dedicati di ben 40 unit inferiore al numero di posti attivi ad oggi, cio 88 - non giustifica l'enorme distanza tra la situazione descritta e la realt che tutto lospedale sta vivendo e affrontando con grande sacrificio e impegno ormai da pi di un mese.
L'unica affermazione che ci sentiamo di condividere senza se e senza ma che se questa catastrofe potuta accadere in Lombardia, potrebbe accadere ovunque. Per questo attraverso i media e la comunit scientifica internazionale abbiamo in queste settimane lanciato l'allarme in tutti i paesi del mondo, che oggi purtroppo vediamo affrontare le nostre stesse difficolt, se non peggiori.


Maria Beatrice Stasi Direttore generale
Fabio Pezzoli Direttore sanitario
Fabrizio Limonta Direttore sociosanitario
Monica Anna Fumagalli Direttore amministrativo



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